martedì 14 giugno 2005

Eli: SOCIOLOGIA LINGUISTICA APPLICATA

Posso dire con fierezza che il fatto di vivere una relazione multietnica è un'esperienza che arrichisce tantissimo e che fa capire tante cose, prima di tutto la relatività della nostre convinzioni e del nostro linguaggio. Ed è proprio di linguaggio che voglio parlare.

Stando insieme a qualcuno che non ha condiviso il nostro background linguistico, genera una sorta di straniamento: termini e espressioni che noi consideriamo assolutamente normali e comprensibili, per l'altro sono delle assolute novità.
Lo stupore dell'altro ci fa mettere in discussione ciò che davamo per scontato: cominciamo a chiederci se una certa fraseologia e terminologia sia tipica della nostra città o forse solo della nostra famiglia, eredità di nonni brianzoli.

Internet può venirci in aiuto nel dissipare questo dubbio.
Elencherò ora dei termini (trascrizione fonetica), con rispettiva traduzione in italiano corrente: voi dovete dirmi se li avete mai sentiti e se anche da voi si usano.
Mi spiace che questo post chiami maggiormente in causa chi abita in Lombardia, ma anche chi è "forestiero" può dire la sua: magari qualche termini è simili a espressioni proprie della sua zona.

shciònfera = Questa parola significa baccono, suono assordante.
Mia madre la usa quando la televisione è troppo alto: "Abbassa 'sta sssciònfera".
La trascizione non rende bene il suono, simile a quello dell'sh in "sharf".
Lo stesso suono si trova anche in
shciopetòn = vuol dire "colpo", sia inteso come sparo che come infarto: "Mi verrà uno shciopetòn"
NB: la ò accentata è chiusa.
barlafues = questo c'era anche nella sigla di una vecchia edizione di Mai dire gol, quindi deduco sia un termini diffuso a Milano. Dovrebbe voler dire cianfrusaglia.
NB: ue si legge come la u con la dieresi (quindi chiusa)
Scatolin del luster = espressione usata da mio padre per riferirsi a cose tipo le macchine della Fiat: piccole, da quattro soldi e di qualità scadente.
Voncho = sporco.
Vuenchun = uno che non si lava
Un nigutin d'or vestit d'argent' = letteralmente vuol dire "un niente d'oro vestito d'argento" e indica una cosa di valore pressochè nullo.
"Che ti ha regalato?"
"Un nigutin d'or vestit d'argent'"

Concludo con un'espressione che esula dalla mia famiglia ed è (era) invece tipica della cultura Tabboz incarnata dal mio amico Fanfara:
"Oh, guarda che ti mando la mafia a casa"

0 commenti:

Posta un commento