E' appurato che si capiscono meglio le nozioni che trovano un riscontro nella vita reale.
Questa semplice costatazione ci aiuta a capire le difficoltà incontrate nello studio della psicologia sociale, soprattutto se parliamo di pratiche di ricerca psicosociale applicate alla conversazione.
Voi direte: "ma tutti parlano. Tutti conversano amabilmente. Cosa c'è di più quotidiano che comunicare?"
Non posso negarlo: sono una gran chiacchierona, una vera e propria logorroica. Parlo talmente tanto che per riuscire a dire tutto in un lasso di tempo non eccessivamente esteso mi tocca comprimere quello che dico, mangiandomi tonnelate di lettere.
Parlo tanto e saltando di palo in frasca.
La mia comunicazione è quindi assolutamente non lineare, priva di coerenza e utilizza un codice linguistico tutto suo.
Praticamente io comunico, ma infrango tutti i principi della linguistica pragamtica, della filosofia del linguiaggio e della psicologia sociale. Quindi è logico che ci metta il doppio del tempo per capirla.
Un esempio: il dialogismo (detto anche interazionismo forte) di Jacques.
Il dialgogismo dice che i messaggi che gli interlocutori producono nel corso dell'interazione vengono immessi nel suo svolgimento, provocando un continuo ma lieve spostamento dello statuto relazionale. La novità sta nel fatto che questi messaggi vengono formulati da un noi (termine con il quale indichiamo questa diade legate da una relazione reciproca).
I modelli tecnici e linguistici considervano invece i messaggi come un rumore, un disturbo per la produzione di messaggi da parte dell'altro: in pratica i due interlocutori portano avanti ognuno il prorpio discorso, senza dare più di tanto retta a quello che dicono gli altri (se gli danno retta, lo fanno comunque con fastidio).
Ecco, la conversazione fra Yoshi e me NON segue il modello interlocutorio. Niente spirale comunicativa.
Le nostre conversazioni si svolgono più o meno così:
F: "Nn m'han'anco' rispost 'er l stag'" (questo è quello che sente lui. Anzi, un po' peggio perchè la Wind a casa sua prende male)(letto così sempre che io parli come Cattivik)
Y: "Cosa? "
F: "Nn m'han'anco' rispost 'er l stag' "
Y: "Non ho capito"
F: "Tu non mi capisci mai quando parlo"
Y: "Sei tu che parli troppo veloce e mangi le parole"
F: "Non-mi-hanno-ancora-risposto-per-lo-stage"
Y: "Che stage? "
F: "Come che stage? Quello di venerdì! "
Y: "Quale? Guarda che mica me ne hai parlato"
F: "Certo che sì! Quello che dovevo scrivere la lettera di presentazione! "
Y: "No. Vabbè, dimmi adesso di che cosa si tratta"
F: "Vabbè, è un'agenzia che si occupa di consulenza strategica di marketing e comunicazione per le piccole e medie aziende"
Y: "Ahhhhh....sì, mi ricordo che avevi detto qualcosa. Si vede che ascoltavo superficialmente pensado ad altro"
F: "Ah. Quindi quello che dico io è solo un disturbo e tu rispondi senza tenerne conto..."
Y: "esattamente"
martedì 21 settembre 2004
Elisa: PSICOLOGIA SOCIALE DELLA VITA QUOTIDIANA
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
0 commenti:
Posta un commento